Rischio gas radon: cosa dice la normativa?


IN QUESTO ARTICOLO:


gas_radon-400x210.jpgChe cos’è il gas radon?

Chimicamente il radon è un gas nobile. Come tale è incolore, inodore e chimicamente inerte. Sebbene non sia chimicamente attivo, è interessante notare che non è un gas totalmente inerte.

È moderatamente solubile in acqua e può essere assorbito dall’acqua che fluisce attraverso la roccia o la sabbia contenente questo gas. Inoltre, la sua solubilità dipende dalla temperatura dell’acqua: più l’acqua è fredda maggiore è la solubilità.

Il radon deriva dal decadimento radioattivo dell’uranio, un elemento presente sulla Terra fin dalla sua formazione (primordiale). L’uranio è presente in quantità variabile in tutte le rocce e suoli della crosta terrestre, ossia è un elemento ubiquitario: per questa sua caratteristica l’uranio rappresenta una sorgente di gas radon ovunque presente.

Questo gas, che si produce nelle rocce o nei suoli, tende ad allontanarsi, trasportato dai fluidi o dai gas del sottosuolo, fino a risalire in superficie. Nell’atmosfera si diluisce rapidamente e la sua concentrazione in aria è pertanto molto bassa. Quando penetra negli spazi chiusi tende ad accumularsi, raggiungendo concentrazioni dannose per la salute.

Per un ulteriore approfondimento è possibile consultare la linea guida INAIL sul rischio radon al seguente link.

 

Che cosa provoca il radon?

Il radon è un gas poco attivo chimicamente, quindi non si deposita nei polmoni e non viene assorbito dai tessuti.

Le sostanze più pericolose per la salute sono i suoi prodotti di decadimento, atomi a loro volta radioattivi, ma non più gassosi. Questi si attaccano al pulviscolo e vengono inalati con la respirazione.

Una volta nei polmoni, si fissano sui tessuti, dove le radiazioni ionizzanti (vedi link) emesse dai da questi radionuclidi colpiscono le cellule che possono danneggiarsi, portando alla formazione di un tumore.

Infatti, il radon è un agente cancerogeno che causa un aumento del rischio di contrarre il tumore polmonare. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), attraverso l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha classificato fin dal 1988 il radon nel Gruppo 1, nel quale sono elencate le sostanze dichiarate cancerogene per l’uomo.

Fondamentale importanza assume la combinazione tra fumo di tabacco ed esposizione al radon. È stata dimostrata una forte correlazione questo gas e consumo di tabacco. Per i fumatori il rischio assoluto di un tumore polmonare causato dal radon viene considerato 15-20 volte superiore rispetto al rischio per i non fumatori.

 

Quando fare valutazione rischio radon?

Le nuove disposizioni del D.lgs. 101/2020 si applicano in caso di esposizione dei lavoratori al radon in ambienti chiusi e, in particolare:

  • nei luoghi di lavoro sotterranei;
  • nei luoghi di lavoro ubicati in locali semisotterranei o situati al piano terra e ricompresi in un apposito piano che deve essere predisposto da ciascuna Regione o dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano.
  • nei luoghi di lavoro che vengono identificati nel Piano nazionale d’azione del radon;
  • negli stabilimenti termali.

 

Quando è necessario valutare il rischio radon? 

Luoghi di lavoro interrati, seminterrati o sotterranei

Avvalendosi di un servizio di dosimetria riconosciuto, viene redatta una relazione tecnica che costituisce parte integrante del documento della valutazione dei rischi (DVR), come previsto dal D.lgs. 81/08.

 

Recupero vani e locali seminterrati esistenti

Nel caso che il recupero dei locali seminterrati comporti la creazione di autonome unità ad uso abitativo, i comuni trasmettono alle ATS territorialmente competenti copia della segnalazione certificata, che deve essere corredata da attestazione sul rispetto dei limiti di esposizione al gas radon stabiliti dal regolamento edilizio comunale o dalle linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor e successive eventuali modifiche e integrazioni.

 

In ogni caso, l’aspetto fondamentale è la concentrazione di gas radon, che non deve superare il livello di riferimento della concentrazione media annua definito dal D.lgs. 101/2020.

 

Come si valuta il rischio radon?

Nel caso in cui la concentrazione media annua dell’attività del radon in aria misurata non superi il livello massimo di riferimento di 300 Bq m3, è previsto l’obbligo per l’esercente di:

  • elaborare e conservare per otto anni, un documento contenente l’esito delle misurazioni nel quale è riportata la valutazione delle misure correttive attuabili. Tale documento costituisce parte integrante del documento di valutazione dei rischi aziendale (DVR);
  • ripetere le misurazioni ogni otto anni e ogniqualvolta siano realizzati interventi di manutenzione straordinaria dell’edificio o di restauro e di risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia, che comportano lavori strutturali a livello dell’attacco a terra o volti a migliorare l’isolamento termico.

Nel caso in cui la concentrazione media annua dell’attività del radon in aria misurata risulta essere superiore al livello massimo di riferimento di 300 Bq m3, è previsto l’obbligo per l’esercente di porre in essere tutte le misure correttive atte a ridurre le concentrazioni al livello più basso ragionevolmente ottenibile, avvalendosi del supporto di un esperto in interventi di risanamento radon, ed intervenendo tenendo conto dello stato delle conoscenze tecniche e dei fattori economici e sociali.

Un metodo iniziale per una prima valutazione della concentrazione possono essere misurazioni short term. Queste sono indicate per fornire una prima indicazione sulla concentrazione di radon nei locali, perché il tempo di misura è piccolo e quindi fornisce una media meno rigorosa rispetto a una campagna di misure della durata un anno.

 

Come risolvere il problema gas radon?

I rimedi che possono essere adottati sono:

  • Ventilazione degli ambienti, per un corretto ricircolo d’aria;
  • Sigillatura di crepe o fessure per evitare la penetrazione del gas in altre stanze o ambienti;
  • Aspirazione dell’aria interna per l’eliminazione dell’aria contaminata;
  • Pressurizzazione dell’edificio;
  • Isolamento di locali particolarmente colpiti (solitamente piani interrati, cantine, vespai);
  • Nei casi più gravi, interventi strutturali o di sostituzione dei materiali;
  • Barriere anti radon.

 

Conclusioni

In base a quanto sopra illustrato, è possibile affermare che la gestione del rischio gas radon sia direttamente correlata alla corretta progettazione, gestione e manutenzione degli spazi interrati e seminterrati, alla giusta misurazione della concentrazione presente nell’ambiente di lavoro e all’adozione di un piano di monitoraggio con l’ausilio di esperti in interventi di risanamento radon.

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