Valutazione Rischio Legionella: quali sono i segreti di una corretta valutazione?

Rischio legionella

IN QUESTO ARTICOLO:

Rischio legionella: Quando è necessario effettuare la valutazione del rischio? Come si effettua una corretta valutazione del rischio?

 

Quali sono le norme vigenti in materia di rischio legionella? Le Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi del 7 maggio 2015

Dal un punto di vista normativo, i primi riferimenti ufficiali sono stati emanati dal Ministero della Salute nel 2000 attraverso le linee guida sulla prevenzione e controllo della legionellosi pubblicate in GU il 5 maggio 2000 (vedi link).

A seguire nel 2005 sono state pubblicate in GU le Linee guida per gestori di strutture turistico-ricettive e termali (vedi link) e quelle per laboratori di diagnosi microbiologica (vedi link).

Per arrivare infine alle Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi - Approvate in Conferenza Stato-Regioni in data 7 maggio 2015 (vedi link) che riuniscono ed integrano in un unico testo tutte le indicazioni riportate nelle precedenti linee guida.

Altro importante riferimento normativo inerente al rischio legionella è costituito dall’art. 268 del Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (TUS) ovvero dal D.Lgs. 81/2008 (vedi link) e dal relativo Allegato XLVI, che classifica il batterio della legionella appartenente al gruppo 2.

Nel TUS viene inoltre evidenziato che il rischio biologico (leggasi quindi legionella), richieda l'attuazione, da parte del Datore di Lavoro, di tutte le disposizioni di prevenzione e protezione a tutela dei soggetti presenti, a seguito della valutazione dei rischi e dell'individuazione delle misure di prevenzione e protezione correlate.

 

Cosa è la legionella e quali sono le malattie correlate? Legionella Pneumophila un batterio molto pericoloso per le persone più fragili

Il termine legionella indica un gruppo di batteri (61 specie diverse e circa 70 sierogruppi). Tra queste specie, la Legionella Pneumophila è quella più pericolosa per l'essere umano in quanto responsabile del 95% delle infezioni.

Il batterio sopravvivere nell'acqua (specie in quella calda) e si trasmette per via aerea attraverso la nebulizzazione dell’acqua e le particelle di areosol.

Tali batteri gram-negativo di tipo aerobi sono grado di provocare una malattia chiamata legionellosi

La legionellosi può manifestarsi in due forme:

  • Febbre di Pontiac: che si manifesta con sintomi tipici dell’influenza, ha lieve entità e non interessa i polmoni;
  • Malattia dei legionari: forma più pericolosa, con una letalità che può arrivare anche al 50% nei soggetti “fragili” (anziani, immunodepressi ecc.). Ha generalmente un periodo di incubazione di 2 - 10 giorni e si manifesta con i tipici sintomi influenzali (febbre, dolori muscolari, mal di testa, astenia) e con interessamento polmonare, sintomi che evolvono in quadri clinici analoghi a quelli della più comune polmonite batterica. Ciò rende difficile il riconoscimento della malattia, che in assenza di una diagnosi appropriata e di terapie antibiotiche mirate, spesso evolve in quadri clinici severi.

 

Come si contrae la legionella? Gli ambiti civili e industriali a maggior rischio di infezione batterica

La legionellosi si contrae attraverso l'inalazione aerea di aerosol che contengono il batterio della legionella.  In particolare, la legionella prolifera soprattutto in ambienti umidi e caldi (saune, centri termali, piscine) ove avviene la nebulizzazione dell’acqua (docce, rubinetti, torri evaporative ecc.) e più in generale ove sono presenti serbatoi e condutture contenenti acqua calda (sistemi di condizionamento, tubature, condensatori, ecc.).

La proliferazione del batterio aumenta a causa della cattiva manutenzione o vetustà degli impianti idrici e aeraulici e a causa della presenza di rami morti nelle condutture con sviluppo di biofilm e calcare.

 

Come prevenire la legionella? Azioni di controllo e monitoraggio e interventi di bonifica su impianti idrici e aeraulici

Prevenzione legionella

Per prevenire la diffusione della legionella è necessario effettuare periodici controlli degli impianti idrici e di areazione tramite:

  • monitoraggio dei livelli di contaminazione da legionella tramite prelievi e analisi di laboratorio
  • periodica pulizia e disinfezione dei filtri dei condizionatori e degli umidificatori
  • sostituzione e decalcificazione periodica dei rompi-getto dei rubinetti e dei diffusori delle docce
  • sostituzione di guarnizioni e parti usurate degli impianti idrici.

Trattamento anti legionella

Nel caso in cui i livelli di contaminazione risultino superiori ai valori previsti per legge è necessario invece intervenire con interventi di bonifica tramite:

  • iperclorazione
  • shock termico
  • ozonizzazione
  • trattamento UV
  • ecc.

 

Chi deve effettuare la valutazione del rischio legionella? Gli ambiti applicativi definiti dalle Linee guida del 2015

Le linee guida legionella definiscono i seguenti ambiti di applicazione:

  • strutture turistico-alberghiere (hotel, pensioni, campeggi, agriturismi, bed & breakfast, residence);
  • navi da crociera;
  • strutture commerciali aperte al pubblico (centri commerciali, fiere, musei);
  • strutture sportive e per il benessere (piscine, impianti sportivi e ludici, palestre, saune, strutture termali);
  • strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali (ospedali, ambulatori, RSA)
  • studi dentistici e odontotecnici;
  • impianti industriali con produzione acqua calda e sistemi evaporativi (torri evaporative).

Si segnala comunque che la valutazione del rischio legionella deve essere effettuata da tutti i Datori di Lavori al fine di poter escludere o minimizzare il rischio stesso. Nello specifico si sottolinea la necessità/opportunità di effettuare un’analisi del rischio anche in tutti i casi in cui in azienda siano presenti docce e/o sistemi aeraulici di climatizzazione.

 

Come si effettua la valutazione del rischio legionella? Analisi dei processi: dall’individuazione del rischio all’informazione/formazione dei lavoratori

La valutazione del rischio legionella consiste nell'elaborazione di un DVR specifico e nella definizione di una procedura o protocollo di gestione e controllo del rischio legionellosi. Tale attività prevede 4 step successivi:

  1. Si procede innanzitutto all’effettuazione della valutazione del rischio, attraverso l’analisi degli impianti ove possono realizzarsi condizioni di proliferazione del batterio, ai soggetti potenzialmente esposti (lavoratori, ospiti, degenti) e ai tempi di potenziale esposizione;
  1. A seguire si procede alla gestione del rischio, con la definizione delle procedure atte a limitare o eliminare le eventuali criticità (definizione parametri di intervento, azioni di monitoraggio straordinarie, interventi di bonifica);
  1. Oltre al DVR legionella è necessario redigere un registro di autocontrollo legionella, dove si tiene traccia degli interventi di manutenzione (ordinaria e straordinaria) eseguiti sugli impianti idrici e aeraulici e sui risultati dei monitoraggi microbiologico-ambientali;
  1. In ultimo si procede all’informazione e formazione sul rischio, che include corsi di formazione, trasmissione informative e azioni di sensibilizzazione verso i soggetti potenzialmente esposti o addetti alla gestione e controllo degli impianti.

 

Ogni quanto va aggiornata la valutazione del rischio legionella? Periodicità di aggiornamento del DVR specifico e dei campionamenti ambientali

Il DVR legionella va aggiornato periodicamente, a seconda della tipologia di struttura di riferimento (ad esempio nel caso delle strutture sanitarie la scadenza è annuale) secondo quanto previsto dalle Linee guida legionella 2015.

Analogamente il piano di monitoraggio, tramite campionamenti di matrici ambientali (acqua e aria), varia a seconda della complessità e della criticità delle strutture interessate (es. ospedali ogni 3 mesi).

 

Conclusioni

In base a quanto sopra illustrato, è possibile affermare che la gestione del rischio legionellosi sia direttamente correlata alla corretta progettazione, gestione e manutenzione degli impianti idrici, aeraulici e/o di raffreddamento e all’adozione di un piano di monitoraggio microbiologico ambientale effettuato con l’ausilio di laboratori qualificati.

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