RSPP: interno, esterno o RSSP-Datore di Lavoro?


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rspp_interno_datore_di_lavoro_400x210.jpgScegliere tra un RSPP interno, un RSPP esterno o l’ipotesi di ricoprire direttamente il ruolo di RSPP (RSSP/Datore di lavoro) non è una valutazione semplice per un Datore di Lavoro.

In questo articolo forniremo le 5 regole fondamentali per effettuare la scelta giusta, basata su parametri oggettivi e analitici e non semplicemente sull’empatia e la fiducia che l’interlocutore commerciale o il sito web ci trasmette.

Prima di iniziare l’analisi di tali parametri (a cui dovremo dare un punteggio) la prima domanda che un Datore di Lavoro o un Dirigente si deve porre è la seguente:

Perché è importante scegliere correttamente il RSPP?

Dopo oltre 25 anni dall’uscita del D.Lgs. 626 (oggi D.Lgs. 81/08) una cosa è certa: i veri responsabili della sicurezza in azienda sono il Datore di Lavoro, il Dirigente e il Preposto. Il profilo di Responsabilità del RSPP è correlato ai compiti specificatamente indicati dal TUSL e in capo al Datore di Lavoro sussiste quasi sempre un profilo di corresponsabilità, legato al principio della “culpa in eligendo e vigilando”, principio ampiamente trattato dalle sentenze della Cassazione. Tradotto: anche nel caso in cui l’errore, omissione o imperizia sia imputabile al RSPP aziendale, il Datore di Lavoro è chiamato spesso a risponderne in solido (sia civilmente che penalmente) in quanto rientra tra i suoi doveri scegliere con attenzione il proprio “esperto di sicurezza sul lavoro” e controllare in corso d’opera il suo operato.

In merito “alla culpa in eligendo” vale infatti la pena sottolineare il fatto che nel 1994, quando venne emanato il famoso D.Lgs. 626, era obbligatorio comunicare all’ASL il nominativo del proprio RSPP, nonché allegare la documentazione attestante la sua preparazione. Oggi tale obbligo non sussiste più e anche se molti sono favorevoli alla semplificazione e alla riduzione delle scartoffie burocratiche (e tra questi anche lo scrivente) è innegabile che ciò, di fatto, significhi che l’obbligo di verifica dell’idoneità tecnico professionale del RSPP ricada solo ed esclusivamente sul Datore di Lavoro. Aspetto talmente prioritario che il legislatore ha indicato la nomina del RSPP tra i compiti non delegabili del Datore di Lavoro (insieme alla stesura del DVR).

Dopo questa doverosa premessa, soprattutto per i Datori di Lavoro neofiti (ovvero che hanno aperto da poco un’attività o ricoperto recentemente tale ruolo) vediamo nel dettaglio quali sono i requisiti essenziali del RSPP o consulente ideale.

Un consiglio prima di iniziare: preparate uno schema con le domande di seguito elencate e in sede di colloquio o di analisi dei preventivi, assegnate un punteggio da 1 a 10 per ognuna di queste. In questo modo eviterete di fare una scelta basata su parametri poco oggettivi (come ad esempio la simpatia dell’interlocutore).

 

1. Quanto costa il servizio del RSPP?

Il costo di un RSPP è alquanto variabile e non esiste un tariffario nazionale. I parametri generalmente utilizzati per definire il costo annuale sono basati sulla classe di rischio dell’azienda (rischio basso, medio o alto) e sul numero di dipendenti.

Il motivo per cui non esiste un tariffario è correlato al fatto che il ruolo di RSPP, tralasciando i compiti minimi previsti per legge, è sostanzialmente quello di un consulente aziendale. E’ come chiedere quale sia il costo annuale di un consulente informatico. Dipende dal lavoro che deve svolgere per l’azienda, come è strutturata, quante persone sono in grado di supportare il suo lavoro, quali sono le aspettative, ma soprattutto quante giornate servono per erogare un servizio in linea con le esigenze e le aspettative del Cliente.

Esatto! Il costo di un RSPP dipende da come concretamente e operativamente viene svolto il suo servizio, quante ore o giornate vengono dedicate all’anno per effettuare controlli, sopralluoghi, comunicazioni e se queste attività vengono svolte da remoto o sul campo.

Il costo specificato nell’offerta dovrebbe quindi dipendere non tanto dalla semplice assunzione dell’incarico di RSPP aziendale, ma anche dai servizi che vengono offerti e dal numero di ore/uomo o giornate/uomo previste nell’arco dell’anno.

Comprendere quali siano i compiti minimi del RSPP è semplice, basta leggere il contenuto dell’art. 33 del TUSL (Testo Unico Sicurezza sul Lavoro), ma sapere invece quali attività dovrebbero o potrebbero essere demandate al RSPP richiede qualche approfondimento normativo e soprattutto una valutazione globale su come sia strutturata la propria azienda su questo tema.

Suggerimento: chiediamo che vengano esplicitati nell’offerta i seguenti aspetti: i compiti previsti per legge, le ore o giornate/anno ricomprese nel servizio, se esiste un’assistenza da remoto, quanti sopralluoghi vengono effettuati nell’arco dell’anno, se esiste un servizio informativo (es. newsletter) per essere costantemente aggiornati (specie in relazione a nuovi obblighi di legge), ecc.

 

2. Quali competenze deve avere un RSPP?

Per ricoprire il ruolo di RSPP è sufficiente un diploma di scuola superiore e l’ottenimento dei Moduli formativi A, B e C per un totale mimino complessivo di circa 60 ore (il monte ore complessivo dipende dal settore ATECO dell’azienda per cui si deve ricoprire il ruolo). Molti percorsi di laurea consentono esoneri parziali o riduzioni del monte ore complessivo; analogamente l’assunzione del ruolo di RSPP/datore di lavoro consente di seguire un percorso formativo più breve e semplificato. Risulta quindi evidente che il primo passo è verificare che il futuro RSPP abbia i requisiti formativi per ricoprire tale incarico.

Tuttavia ciò non è sufficiente perché servono anche competenze di tipo:

  • Un bravo RSPP deve conoscere specificatamente i fattori di rischio connessi alla realtà aziendale, conoscenza maturata attraverso un’esperienza pregressa nel settore. Non basta il titolo di studio o l’attestato, serve una conoscenza approfondita di tutti i fattori di rischio potenzialmente presenti (dal rischio incendio, a quello sismico, da quello relativo al Covid-19 a quello ATEX). In caso contrario al Datore di Lavoro conviene assumere direttamente il ruolo di RSPP e avvalersi di volta in volta di consulenti specializzati.
  • Dopo 25 anni di esperienza nel settore, mi rendo conto quanto sia imprescindibile la conoscenza di leggi, sentenze della corte di Cassazione, nonché del modus operandi di Organi Ispettivi di Vigilanza e Giudici. Difficile poter comprendere attraverso un CV l’esperienza in ambito legale di un candidato, ma sicuramente l’importanza e la durata degli incarichi pregressi come RSPP o esperienze equivalenti in ambito sicurezza, sono un buon biglietto da visita.
  • Manageriale. Quando si sente parlare di Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS) molti pensano che sia un obbligo solo per le grandi aziende o le multinazionali, dotate di certificazioni ISO e processi organizzativi complessi. In realtà tale obbligo sussiste per tutte le aziende e consiste, di fatto, nel disporre di un organigramma, nell’assegnare e verificare compiti, ruoli e responsabilità, nel gestire tutti i processi aziendali tenendo conto anche degli aspetti di sicurezza. Per far ciò serve esperienza, capacità di problem solving e capacità manageriali, per evitare di appesantire inutilmente l’azienda con procedure, moduli e scartoffie documentali.

Suggerimento: prendi visione del CV del futuro RSPP, valuta tutte le competenze e i ruoli pregressi. Scarta le offerte che non indicano specificatamente chi ricoprirà il ruolo di RSPP. Anche se sei una piccola azienda scarta l’offerta del tuo commercialista o del tuo avvocato. Per fare questo mestiere servono esperti nel settore sicurezza sul lavoro; spesso gli RSPP sembrano offrire gli stessi servizi, ma la vera differenza si vede solo quando emergono delle criticità (infortuni, malattie professionali, visite Organi Ispettivi).

 

3. Quali strategie può adottare il RSPP per ridurre i costi aziendali?

Molte volte si ritiene che il costo della sicurezza in azienda sia costituito dalla sola retribuzione o compenso del RSPP o nel caso di aziende più grandi dal costo complessivo delle risorse impegnate nell’Ufficio di Prevenzione e Protezione (RSPP, ASPP, Segreteria Tecnica etc).

In realtà, il costo aziendale per la sicurezza dipende da molti altri fattori, tra cui i costi indiretti della sicurezza che spesso non vengono quantificati (se non nel DUVRI per attività specifiche). Facciamo qualche esempio:

  • Quante ore vengono dedicate da un’azienda edile per la predisposizione dei POS
  • Per un’azienda che ospita spesso imprese o fornitori esterni, quante risorse vengono impiegate per verificare l’idoneità tecnico professionale delle stesse (ITP) e per predisporre i DUVRI
  • Per le piccole aziende che svolgono attività presso terzi, quante ore vengono dedicate per la predisposizione di moduli e autocertificazioni richieste dai Clienti.

Nella migliore delle ipotesi il datore di Lavoro si ritrova a pagare il costo di una segretaria sempre impegnata a compilare documenti per la sicurezza.

Ma esistono modi per risparmiare tempo e di conseguenza denaro? La risposta è quasi sempre affermativa, basta ottimizzare il lavoro, adottare strategie innovative e sfruttare i vantaggi dell’informatica e della digitalizzazione. Per fa ciò è necessario, però, comprendere appieno come funzionano i processi aziendali che hanno implicazioni in materia di sicurezza e come trasformarli per renderli più semplici, efficaci e tutelanti.

Se vuoi approfondire questo argomento, consulta Digitalizza la tua azienda con Safetyone Click.

Suggerimento: Metti alla prova il tuo futuro RSPP. Chiedigli come intende organizzare il lavoro, come ottimizzare i processi, come automatizzare documenti e procedure che portano via tempo nella tua azienda.

 

4. Quanto dura un contratto di RSPP?

La durata del contratto di RSPP non è stabilita per legge. Ogni azienda o libero professionista stabilisce autonomamente la durata del contratto, le modalità di rinnovo e i vincoli contrattuali. Capita spesso di vedere incarichi di RSPP con durata minima triennale o vincoli contrattuali che stabiliscono l’obbligo, a carico del Committente, di comunicare con preavviso di 6 mesi la volontà di rescindere il contratto. In questi casi la domanda che un Datore di Lavoro spesso si pone è: se un RSPP offre un servizio inadeguato, di cui peraltro sono io responsabile, come faccio a tenermelo per tre anni? Se disdico il contratto con 6 mesi di anticipo come posso assicurarmi un servizio idoneo fino alla fine del contratto? La risposta è semplice … basta non firmare clausole contrattuali di questo tipo.

Nessuno mette in dubbio che nel primo anno l’attività del RSPP sia più impegnativa (specie se fino a quel momento l’azienda non era in regola) ma a nostro avviso è più corretto imporre un costo iniziale relativo al primo anno (per adeguare l’azienda ai requisiti normativi) specificando nel dettaglio quali servizi verranno erogati e successivamente un costo di mantenimento per il rinnovo dell’attività di RSPP. Non devono esistere vincoli contrattuali, sussiste solo un rapporto fiduciario tra le parti; se l’azienda vuole interrompere un rapporto perché non soddisfatta del servizio erogato, dovrebbe poter mandare una pec con 15 gg di preavviso e pagare solo l’attività svolta fino a quel momento.

Se una società di consulenza è certa del servizio che offre, non ha bisogno di vincoli contrattuali.

Suggerimento: Firma contratti dove esiste solo il tacito rinnovo (al fine di evitare la scocciatura di dover firmare tutti gli anni la nomina del RSPP), ma con la possibilità di rescindere anticipatamente il contratto mediante un preavviso minimo inviato via Posta Elettronica Certificata (PEC).

 

5. Quale supporto deve fornire un RSPP?

Quante volte ti è capitato di chiamare il tuo consulente per una cosa urgente alle 18.20 e ascoltare la sua segreteria telefonica che ti comunica che l’ufficio riapre l’indomani alle 8.30 o una verifica dell’ASL proprio quando è sfortunatamente in ferie. Sembrano aspetti banali, soprattutto se non c’è mai stata un’urgenza nella tua azienda, ma in caso di necessità tutto ciò diventa fondamentale, soprattutto in caso di infortunio sul lavoro.

Risulta evidente che molte caratteristiche del RSPP ideale non possono essere scritte su un contratto, ma molte volte il buongiorno si vede dal mattino.

Sulla base del mio modesto parere, il RSPP o consulente ideale deve essere giudicato sulla base dei seguenti parametri:

  • Disponibilità e cortesia
  • Onestà intellettuale
  • Disponibilità di un servizio di assistenza telefonica
  • Disponibilità immediata sul posto in caso di infortunio o verifiche ispettive
  • Rapidità di erogazione dei servizi
  • Supporto di tipo trasversale su tutti i temi riguardanti la sicurezza

In merito a quest’ultimo aspetto mi preme sottolineare che il RSPP non può essere un tuttologo (anche se l’esperienza fornisce un valido aiuto anche su temi non di specifica competenza), ma deve potersi avvalere del supporto di collaboratori specialisti nei diversi settori della sicurezza sul lavoro.

Pur facendo questo mestiere da 25 anni, pur aggiornandomi continuamente, pur avendo svolto attività come docente e consulente in molteplici settori della sicurezza sul lavoro, non posso definirmi un esperto di sicurezza in tutti gli ambiti. La sicurezza sul lavoro è divenuta con gli anni talmente complessa da richiedere il supporto di specialisti su aree tematiche diverse.

Un paio di esempi: come fa il RSPP a integrare il DVR in merito al rischio sismico se non ha alcuna competenza come strutturista? Oppure, come riesce il RSPP ad integrare il DVR sul rischio incendio se conosce a mala pena il significato di compartimentazione REI.

Lungi da me denigrare RSPP e consulenti, ma bisogna anche essere consapevoli che non esistono tuttologi, ma società che al loro interno hanno molteplicità di competenze per valutare concretamente tutti i fattori di rischio presenti in un’azienda.

Suggerimento: Chiedi al potenziale candidato come intendere svolgere il proprio ruolo, quali servizi di assistenza offre e mettilo alla prova su alcuni argomenti specifici riguardanti la sicurezza sui luoghi di lavoro. Se non è in grado di darti una risposta in tempo reale, chiedigli se vuole chiedere l’aiuto da casa (in questo caso dall’ufficio) … in base alle sue risposte sarai in grado di capire se in futuro potrai avvalerti di una consulenza integrata o se al contrario dovrai pagare un altro consulente per gli ambiti che non ricadono nelle sue competenze.

 

Conclusioni

Come abbiamo visto scegliere un RSPP è molto complesso e richiede tempo. Utilizziamo questo breve questionario per selezionare i possibili candidati, assegniamo un punteggio da 1 a 10 per ogni domanda e facciamo la somma totale. Se supera il punteggio di 40, significa che stai facendo la scelta giusta … altrimenti continua a cercare.

Risulta evidente che il questionario può essere integrato con altre domande (es. quanto dista il RSPP rispetto alla propria azienda) però la cosa importante è valutare oggettivamente tutti i fattori, esaminando dubbi e perplessità sulla base delle soluzioni proposte dal potenziale candidato.

Mi auguro che questo articolo possa esserti stato d’aiuto per la scelta del tuo RSPP aziendale o del tuo consulente per la sicurezza.

Se invece stai ancora cercando, prova a scoprire quale punteggio può raggiungere il servizio di RSPP o di consulenza sulla sicurezza sul lavoro di Safetyone Ingegneria.

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